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ATS16 Ambito Territoriale Sociale 16

programma P.I.P.P.I

 

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programma P.I.P.P.I

 

L'Ambito Territoriale Sociale 16 di San Ginesio è stato scelto per l'avvio della sperimentazione "Programma P.I.P.P.I. 3 e 4  2015/2016" (programma d'intervento per la prevenzione contro l'istituzionalizzazione ). La sperimentazione verrà effettuata anche nel territorio dell' ATS 17-18.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche ha approvato l’elenco delle Regioni e degli Ambiti territoriali sociali ammessi a finanziamento per l’attuazione del Programma P.I.P.P.I. 3 e 4 2015/2016 (programma d’intervento per la prevenzione contro l’istituzionalizzazione del minore). Tra le Regione finanziate è presente la Regione Marche unitamente all’Ambito territoriale di San Ginesio in qualità di ente capofila ed in co.progettazione con gli Ambiti 17 e 18 di camerino e San Severino Marche.

Il programma PIPPI intende innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti al fine di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare, articolando in modo coerente fra loro i diversi ambiti di azione coinvolti intorno ai bisogni dei bambini che vivono in tali famiglie, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni. L’obiettivo primario è dunque quello di aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo.

Il programma prevede: l’attivazione di un’ Equipe multidisciplinare (EM) che dovrà redigere per dieci famiglie target (FT) un progetto d’intervento, svolgere una funzione operativa che garantisce qualità, continuità e correttezza nei processi di presa in carico, nell’implementazione del processo della valutazione partecipativa e trasformativa e nell’utilizzo degli strumenti previsti. E’ una fra le risorse maggiori comprende l’assistente sociale del Comune, lo psicologo dell’Asl, l’educatore domiciliare (spesso del terzo settore), una famiglia d’appoggio, l’insegnante, il pediatra e qualunque altro professionista ritenuto pertinente, oltre che la FT stessa e l’attivazione di un Gruppo di riferimento territoriale GT volto a collaborare nei processi di presa in carico. Tra i vari stakeholder ci sono referenti della Giustizia Minorile e dell’ Ufficio Scolastico Regionale – Marche.

Esso propone linee d’azione innovative nel campo dell’accompagnamento della genitorialità vulnerabile, scommettendo su un’ipotesi di contaminazione, piuttosto desueta, fra l’ambito della tutela dei “minori” e quello del sostegno alla genitorialità. In questo senso, essa si inscrive all’interno delle linee sviluppate dalla Strategia Europa 2020 per quanto riguarda l’innovazione e la sperimentazione sociale come mezzo per rispondere ai bisogni della cittadinanza e spezzare il circolo dello svantaggio sociale.

Nel processo della valutazione partecipativa e trasformativi tutti i soggetti dell’équipe di cui le famiglie target sono membri, avviano un processo di riflessione, esplicitazione e attribuzione condivisa di significato alle osservazioni e ai comportamenti rispetto ai quali si deve stimare la segnalazione. Creare contesti di valutazione tras-formativa vuol dire rendere le famiglie protagoniste nella costruzione dei significati di tutto il processo valutativo dell’intervento: dalla definizione dei problemi, alla costruzione delle soluzioni (progettazione), all’attuazione e al monitoraggio delle stesse (intervento), fino ad arrivare alla valutazione complessiva sul percorso fatto e sui cambiamenti ottenuti.

La scommessa è realizzare delle azioni concrete, pensate e quindi progettate con le famiglie target, visibili e documentate, nate da un pensare insieme ai bambini e ai genitori e da un fare insieme, sempre accompagnate tramite il meccanismo del tutoraggio e del coaching, per dare vita a una comunità di pratiche e di ricerca che costruisce conoscenza e innovazione.

P.I.P.P.I. propone un approccio d’intervento ecosistemico per sviluppare servizi e interventi integrati che superino il modello organizzativo-culturale che affronta la negligenza riducendola a una aggregazione di problemi individuali dei genitori e dei bambini piuttosto che una perturbazione che ha a che fare con l’insieme dell’organizzazione sociale dell’infanzia e della genitorialità e richiede innanzitutto un’azione di sistema che prevede che gli ambiti territoriali (i contesti) e in particolare la parte politica e dirigenziale, mettano in campo, già dalla fase di pre-implementazione, una definizione integrata dei rapporti inter-istituzionali per garantire il necessario supporto politico-organizzativo al lavoro coordinato tra gli operatori dei diversi servizi facenti parte delle équipe multidisciplinari. Specificatamente, il target di P.I.P.P.I.: bambini da 0 a 11 e dalle figure parentali di riferimento (i fratelli maggiori di questi bambini e quindi le famiglie con figli pre-adolescenti e adolescenti possono costituire mediamente il 20% delle famiglie incluse); bambini il cui sviluppo e la cui sicurezza sono considerati dagli operatori di riferimento come “preoccupanti” a ragione del fatto che vivono in famiglie all’interno delle quali le figure parentali sperimentano difficoltà consistenti e concrete a soddisfare i bisogni dei bambini sul piano fisico, educativo, affettivo, psicologico, ecc; genitori che risultano negligenti a partire dall’analisi fornita dallo strumento di preassessment utilizzato nella fase preliminare al fine di identificare le FFTT da includere nel programma; famiglie per cui l’accesso all’insieme di servizi forniti fino all’avvio di P.I.P.P.I. non ha permesso di migliorare la situazione; ciononostante l’orientamento generale per questi bambini è di mantenerli in famiglia attraverso una forma di sostegno intensivo e globale rivolto ai bambini stessi, alle famiglie, alle reti sociali informali in cui vivono; famiglie che sono già state separate, ma per le quali si intende avviare un programma di riunificazione familiare stabile al fine di ridurre i tempi di allontanamento esterno alla famiglia dei bambini (queste famiglie possono costituire mediamente il 20% delle famiglie incluse).

I dispositivi d’azione fanno riferimento alla necessità di garantire sia sostegno individuale e di gruppo, rivolto sia ai bambini che ai genitori, sia sostegno professionale e paraprofessionale. Specificatamente sono 4: l’educativa domiciliare; i gruppi per genitori e bambini; le attività di raccordo fra scuola e servizi; la famiglia d’appoggio. La logica che sostiene questo impianto è che servizi integrati, coerenti fra loro e tempestivi siano ottimi predittori di efficacia. In realtà, questi 4 dispositivi si incardinano su un quinto dispositivo che li connette e ne consente l’efficacia e la misurabilità, ossia il dispositivo della valutazione partecipativa e trasformativa dei bisogni di ogni famiglia.

Gli obiettivi dell’implementazione del programma si distinguono in obiettivi  finali e intermedi (rispetto alle famiglie) e obiettivi prossimali (rispetto agli operatori), rivolti cioè a costruire comunità di pratiche e a garantire replicabilità all’intervento:

finale – garantire la sicurezza dei bambini, incoraggiare il loro sviluppo ottimale, contribuire a migliorare il loro futuro evitando il collocamento esterno dalla famiglia; migliorare Il funzionamento psicosociale e cognitivo dei bambini all’interno dei diversi contesti di vita.

Intermedio – permettere ai genitori l’esercizio positivo del loro ruolo parentale e delle loro responsabilità; fare in modo che i genitori apprendano a dare risposte adeguate ai bisogni di sviluppo fisici, psicologici, educativi dei loro figli; la disponibilità psicologica delle figure parentali e i comportamenti responsabili e sensibili ai bisogni dei bambini migliorano.

Prossimale – incoraggiare la partecipazione dei genitori e la collaborazione attraverso il processo della presa in carico, soprattutto nelle decisioni che riguardano la famiglia; i genitori dispongono del sostegno necessario all’esercizio della loro responsabilità verso i figli (in maniera sufficientemente intensa, coerente e continua); promuovere un clima di collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti nel progetto quadro e tutti gli adulti che costituiscono l’entourage dei bambini per permettere una reale integrazione degli interventi che assicuri il ben essere e lo sviluppo ottimale dei bambini.

Il risultato atteso specifico rispetto agli operatori e al sistema dei servizi è quello di individuare, sperimentare, monitorare, valutare e codificare un approccio intensivo, continuo, flessibile, ma allo stesso tempo strutturato, di presa in carico del nucleo familiare, capace di ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino.

 

 

 

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